arte

Still life

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La Natura Morta, “Still life” per gli inglesi, è un genere moderno di pittura, identificato e ufficialmente sviluppato dal periodo successivo al Barocco ma con inizi importanti anche nel tardo Rinascimento. Considerata una forma di pittura “minore”, in quanto fine a se stessa, di fatto già nell’antichità era molto diffusa, specialmente nel periodo ellenistico-romano (più di 2000 anni fa), solo che queste raffigurazioni venivano denominate, come riportato da Vitruvio,“Xenia” che significa “i doni ospitali” cioè i prodotti primari della campagna in genere, che il padrone era in grado di offrire ai propri ospiti. Questi quadretti si trovavano prevalentemente nei “Tablinium”, le stanze principali di rappresentanza delle residenze di questi padroni, e venivano inseriti all’interno di fondali architettonici dipinti. I pittori del tempo avevano sviluppato una capacità espressiva sempre più sofisticata nel rappresentare realisticamente sia il vasellame che gli alimenti in genere, riuscendo quasi a ottenere nei dipinti una realtà visiva ingannevole.

Una prova eloquente di questa abilità la si può riscontrare nell’affresco in alto che si trova nella Casa di Giulia Felice a Pompei del 1° Secolo D.C. dove su un rialzo in muratura sono appoggiati da sinistra un vaso di metallo o d’argento che contiene sicuramente del vino con cucchiaio appoggiato su bordo; un grande piatto piano con delle uova e una brocca per l’acqua; a destra sul pavimento una bottiglia chiusa appoggiata in obliquo e sul muro di fondo si vedono quattro quaglie appese a un chiodo per il becco e su un altro chiodo è agganciata una tovaglia con frange. Nel dettaglio possiamo notare la bravura del pittore a rappresentare i particolari di ogni singolo elemento, i riflessi sulla brocca della luce e del piatto con le uova; la rappresentazione molto realistica dell’effetto di profondità con la rappresentazione delle ombre riportate sulle varie basi e in più l’originalità del cucchiaio messo in posizione inclinata sul bordo del vaso, che ti invita quasi a impugnarlo.

Un’altro efficace affresco che denota la capacità artistica è quello che si trova in una stanza “oecus” della villa di Poppea a Oplontis (Napoli), sempre del 1° Secolo D.C., che rappresenta una grande coppa con manici di vetro azzurro trasparente su un supporto sopra una mensola dove all’interno si riconoscono prugne, mele cotogne e pomi, ma quello che stupisce è la capacità del pittore nel rappresentare i riflessi e la trasparenza del vetro che fa intravedere la frutta dentro.

 

A cura di Arch. Luigi Rivetti

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