arte

Frutta esotica

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L’immagine in alto rappresenta la parte centrale del mosaico pavimentale del I° secolo D.C. proveniente da una villa patrizia nei dintorni di Roma e oggi esposto nel Palazzo Massimo alle Terme di Roma. Ad uno sguardo attento si può notare che la parte riquadrata, chiamata “émblema”, è composta da tessere molto piccole rispetto a quella laterale, che denotano la raffinatezza e la qualità esecutiva del mosaico con un effetto nel complesso vivace e molto realistico. Questo pavimento si trovava nel “triclinium” o stanza da pranzo di detta villa, con il riquadro a tema figurativo posto nel centro del locale e poi tutta la parte restante era composta da una ripetizione continua di disegni a varie geometrie. Nel dettaglio si possono individuare tre piani di esposizione: la parte bassa e centrale con volatili e pesci, mentre nella parte alta è presente un cesto di vimini con all’interno frutta di vario genere. Si riconoscono da sinistra fichi, mele cotogne, un grappolo d’uva nera, melograni e infine un frutto che ha dell’incredibile e cioè un “ananas”. Detto frutto ben distinguibile, lascia inevitabilmente i visitatori del Museo senza parole per il semplice motivo che l’ananas è stato importato dall’America Centrale dopo la scoperta di Cristofolo Colombo ben 1400 anni dopo. Ma non è l’unico esempio dell’epoca romana: infatti come si vede nell’immagine sotto, la scultura del III° sec. D.C., ora conservata nel Museo Archeologico di Ginevra (Svizzera), rappresenta un bambino romano con tunica che tiene con fierezza nella mano sinistra un ananas per il ciuffo. Anche in alcuni affreschi a Pompei viene rappresentato questo e altri frutti esotici che secondo le nostre deduzioni, non potevano esserci perchè non coltivabili nel mondo conosciuto di allora.

E qui nasce il mistero, non ancora concretamente risolto, di come fosse possibile che gli antichi Romani di 2000 anni fa potessero già conoscere, rappresentare e apprezzare questo e altri frutti: una giustificazione può derivare dal fatto che alcuni storici dell’antichità (come Diodoro Siculo) assegnassero ai Fenici e ai Cartaginesi la capacità di provetti navigatori ed esploratori e che questi, per fini commerciali, potessero aver attraversato l’Atlantico arrivando casualmente alle Americhe, come anche in Sud Africa e in Estremo Oriente, portando già allora nel Mare Nostrum queste prelibatezze.

A cura di Arch. Luigi Rivetti

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