arte

Tabula Lusoriae

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Nell’antica Roma, i locali maggiormente frequentati nell’arco di una normale giornata, oltre alle terme, erano le locande e le osterie (tabernae e termopilii), in quanto luoghi di incontro, di ristorazione e soprattutto di gioco.  Erano molto diffusi e si potevano trovare in ogni angolo di strada e la loro varietà soddisfaceva le esigenze di ogni fascia sociale.  Indicativamente erano tre i momenti in cui i Romani solitamente frequentavano i locali e assumevano cibo: al mattino consumavano una frugale colazione a base di pane e formaggio preceduta da un bicchiere d’acqua (bandita era la colazione abbondante); a mezzogiorno un leggero pranzo spesso in piedi con pane, carne fredda o zuppa di cerali, frutta e vino molto diluito;  la cena invece era considerato il pasto principale e iniziava nel tardo pomeriggio, con  varie portate a base di carne, pesce e vino a volontà e per i più abbienti durava spesso ore .

Tornando alle “tabernae”, era facile trovare sui tavolini l’immagine di sinistra con la descrizione sulla lastra piana di marmo, di cosa si offriva agli ospiti: in pratica una specie di menù (si conserva nei Musei Capitolini di Roma).   Infatti l’iscrizione riporta in un latino un po’ dialettale “abbiamo per cena pollo, pesce, prosciutto, pavone e cacciagione” (quest’ultimo termine è di non certa interpretazione).

E’ interessante notare che le parole sono separate da disegni centrali (prima riga da un cuore, seconda da un cerchio o ruota e le altre due da un ramo di palma) e che, a parte l’ultima riga, tutte le parole sono di sei lettere.  Questa particolare  impostazione dello scritto in due settori distinti, sta a significare che era anche una “Tabula Lusoria” o Gioco da Tavolo, in quanto nelle locande era diffuso il gioco d’azzardo, ufficialmente vietato e perseguito da leggi severissime, ma con questa doppia interpretazione si ingannava la regola. Il tipo di gioco era complesso e venivano utilizzate particolari riproduzioni di ossa di animali che cadendo sul tavolo, in base alla loro disposizione, potevano anche essere interpretate come predizione del futuro.

Nell’altra immagine invece è raffigurato un momento di gioco, probabilmente di dadi, di due clienti discretamente sorvegliati da un servitore e dall’oste, affinché il momento ludico non degeneri in chiasso o litigio. Si tratta di un vivace affresco eseguito con poche e precise pennellate, che si trova in un locale di Via Mercurio dell’antica Pompei.

A cura di Arch. Luigi Rivetti

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