arte

Il “porridge” romano

porridge romano

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Nell’opera letteraria Satyricon di Petronio, si narra che ai banchetti serviti nella villa patrizia di Trimalcione, venivano presentate agli ospiti portate continue di prelibatezze alimentari a base di carne e pesce fino all’indigestione, ma in realtà questi momenti ludici non erano di certo una costante nell’aristocrazia dell’antica Roma.

Infatti l’alimentazione della popolazione del ceto sociale medio di quel periodo, era prevalentemente vegetariana con l’ utilizzo di prodotti locali di facile reperibilità e le pietanze avevano di fatto un prezzo decisamente più accessibile rispetto ad altri generi, come ad esempio gli arrosti.

Anche se le abitudini alimentari si modificano nell’arco del tempo, in generale i composti di cereali erano a tutti gli effetti il piatto forte della dieta romana e tra questi si utilizzava il miglio, il sesamo, la segale o l’orzo e l’avena:  questi venivano lasciati a mollo per molto tempo in acqua fredda e poi si aggiungevano ceci, lenticchie e piselli e la zuppa era fatta.

Un esempio indicativo si ha nella foto in alto che è un quadretto-affresco di 2000 anni fa proveniente da Pompei dove viene rappresentata in modo stilizzato, una scodella di terracotta con all’interno la “Ptisana” o zuppa di cereali e a fianco una pagnotta.

Molto probabilmente questo affresco decorava l’interno di una “Tabernae” (tipico locale popolare) e visualizza un tipo di pasto che si poteva gustare nelle pause frugali della giornata.

Oggi questo piatto prenderebbe il nome di “porridge”, diffusissimo nell’alimentazione dietetica.

L’altra immagine è il particolare di un mosaico proveniente da Cartagine (oggi al museo del Bardo-Tunisi) nel quale si rappresenta una gustosa scena di attività durante un banchetto, dove uno schiavo servitore, molto indaffarato, sta porgendo le pietanze a dei togati romani seduti su particolari tavoli con sedute e schienali incorporati, mentre altri personaggi, probabilmente artisti di strada, intrattengono gli ospiti con musiche e danze.

A cura di Arch. Luigi Rivetti

 

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