arte

Il gioco del Còttabo

Cottabo 1

Cottabo 2

La prima immagine rappresenta una parte di dipinto che è stato eseguito tra il quinto e il quarto secolo Avanti Cristo (quasi 2.500 anni fa) e lo stile ci riporta chiaramente al periodo antecedente il mondo romano. Questa pittura, anche se richiama l’antica Grecia, è stata scoperta all’interno di una tomba nelle vicinanze di Paestum, in provincia di Salerno che allora era parte della Magna Grecia.

La tomba ha una conformazione di tipo “a cassa” ed è stata scoperta casualmente circa cinquant’anni fa;   è denominata del “Tuffatore” perché nella parte interna del coperchio di chiusura della stessa è rappresentata la scena, ormai famosissima, di un ambiente marino con al centro un giovane nudo dipinto nell’istante di tuffarsi nello specchio d’acqua sottostante.

Ma tornando all’immagine, si notano due figure maschili molto atletiche, inghirlandate e a torso nudo, sdraiate su un lettino che stanno sorreggendo entrambi nella mano destra una coppa a fondo piatto provvista di manico; uno di questi la tiene agganciata col dito indice ed è intento nel gioco del Kottabos o Còttabo.

Si tratta di un gioco molto diffuso tra i Greci e gli Etruschi, la cui conoscenza è giunta fino a noi grazie alle raffigurazioni vascolari e/o sepolcrali.

Era di fatto uno dei passatempi favoriti dei giovani ateniesi, che vi giocavano in particolare durante i conviti e le fonti ci informano dell’esistenza di due tipi di Còttabo: uno consisteva nel lanciare alcune gocce di vino rimaste nel fondo della tazza contro dei vasi di piccole dimensioni messi a galleggiare in un recipiente pieno d’acqua, il vincitore che riusciva a colpirne di più riceveva come premio uova, farina, dolci o presagi;  l’altro era composto da tre parti, un’asta verticale fissata sopra una base pesante con un dischetto posto in equilibrio sull’estremità superiore e un secondo anello di maggiori dimensioni infilato a mezz’asta, il giocatore doveva riuscire a far cadere il dischetto nell’anello centrale colpendolo con il vino.

La seconda immagine mostra una parte di un vaso a figure rosse proveniente dal Museo archeologico di Bologna, che rappresenta anch’essa una scena di banchetto e dove tra l’altro si può riconoscere l’asta verticale destinata al gioco del Còttabo.

A cura di Arch. Luigi Rivetti

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